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Tutela Legale per Operatori e Consumatori

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Bruxelles richiama l’Italia per i c.d. “viaggi tutto compreso”

Secondo Bruxelles l’Italia non offrirebbe sufficienti garanzie di tutela per il Cliente che acquista il pacchetto viaggio “all inclusive”.

Infatti, secondo la Commissione Ue, il Fondo Nazionale di Garanzia Italiano -che tutela gli acquirenti dei pacchetti predisponendo il rimborso in caso di fallimento dei tour operator- avrebbe a disposizione “risorse inadeguate”.

Da Bruxelles è stato inviato a Roma un parere motivato che rappresenta il secondo passo della procedura di infrazione sollevata nei confronti dell’Italia dalla Commissione Europea.

L’Italia avrà tempo  2 mesi per rispondere, diversamente sarà sanzionata con il deferimento alla Corte di Giustizia Europea.

 

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E per il Ministro del Turismo suona la campana del Titolo V della Costituzione

A leggere le dichiarazioni del Ministro Franceschini a molto lettori verrà da dire: ” e ci voleva tanto..??!! “

Ma, ricorrendo al vecchio adagio “meglio tardi che mai”,  le dichiarazioni del Ministro non possono che essere lette favorevolmente.

Affermazioni quali “Basta regionalismi, basta presentarsi come singole città, l’Italia deve presentarsi all’estero come Sistema Paese, investendo sulle proprie enormi potenzialità” e come “La cultura è la nostra forza formidabile nel turismo. Ma il nostro enorme patrimonio non va solo tutelato ma anche valorizzato” se pure tardive, meritano un giusto rilievo.

E così nel settore turismo, ora si corre verso la riforma del Titolo V della Costituzione che -si ricorda per i non addetti ai lavori- sostanzialmente riconosce in alcuni ambiti  (tra cui proprio quello turistico) l’autonomia degli enti locali.

E si corre,  verso tale riforma, sulla scia dei risultati negativi che in Italia il settore turismo ha presentato per il 2014 caratterizzato da stallo delle presenze e calo dei prezzi degli alberghi, ma -ancor più rilevante- dalla diminuzione della domanda interna (-0,9%) a fronte di un lieve aumento delle presenze straniere (report di settembre 2014).

Dati che  purtroppo confermano l’appeal dell’Italia sul mercato estero, ma la mancanza di una Politica interna che supporti e valorizzi questo immutato appeal.

In questa ottica si spera che l’idea di “Sistema Italia” rilanciata dal Ministro Franceschini possa aprire la strada ad un auspicabile nuovo corso.

Nell’augurio che l’Italia possa smettere di essere un “Paese bello, ma inutile…”

 

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Ritardi Aerei e risarcimenti: la Corte di Giustizia Europea si pronuncia sulla nozione di orario di arrivo

La Sentenza 4 settembre 2014, causa C-452/13 della Corte di Giustizia Europea ha risolto una questione pregiudiziale al fine di stabilire il tempo esatto del ritardo aereo: nozione questa fondamentale per definire i ritardi ai fini della compensazione pecuniaria prevista dal regolamento CE n. 261/2004 al suo art. 7.

In sintesi: la nozione di “orario di arrivo corrisponde al momento in cui si apre almeno uno dei portelloni dell’aeromobile, posto che, in tale momento, i passeggeri sono autorizzati a lasciare il velivolo“.

Ha osservato la Corte di Giustizia che durante il volo “i passeggeri sono confinati in uno spazio chiuso, dove sono soggetti alle istruzioni e al controllo del vettore aereo e dove, per motivi tecnici e di sicurezza, le loro possibilità di comunicazione con il mondo esterno sono considerevolmente limitate“, rimanendo così impossibilitati ad occuparsi “in modo continuato dei loro affari personali, familiari, sociali o professionali“, attività che possono riprendere solo una volta terminato il viaggio.

Tale situazione -che secondo la Corte non rileva se il volo è in orario- è da considerarsi ulteriore tempo perso nel caso di ritardo aereo.

Infatti per la Corte la situazione di impossibilità del passeggero ad occuparsi delle proprie attività “non cambia sostanzialmente né quando le ruote del loro aeromobile toccano la pista di atterraggio dell’aeroporto di destinazione, né quando tale aeromobile raggiunge la posizione di parcheggio e sono azionati i freni di stazionamento, né quando sono posizionati i freni a ceppi, dato che i passeggeri continuano ad essere soggetti, nello spazio in cui si trovano, a diverse costrizioni“. 

Pertanto l'”orario di arrivo effettivo”, secondo l’interpretazione derivante dalla Sentenza e che avrà valore in tutta l’Unione Europea è quello in cui gli stessi – abbandonando lo stato di costrizione proprio del volo- sono autorizzati a lasciare il velivolo, ritornando alle loro attività abituali .

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Corte di Giustizia Europea: il vettore ferroviario costretto a rimborsare il ritardo anche se dovuto a forza maggiore.

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Il vettore ferroviario non può più invocare la forza maggiore per evitare il rimborso sul ritardo dei treni, anche se si tratterà, in questo caso,  di una forma minima di risarcimento.

Così si è pronunciata la I Sez. Civile della Corte di Giustizia Europea con Sentenza C509/11 del 26/09/2013.

In poche parole la Corte ha affermato che l’art. 17 del regolamento (CE) n. 1371/2007 del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo ai Diritti ed Obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario, va interpretato nel senso che un’impresa ferroviaria non è legittimata ad inserire nelle sue condizioni generali di trasporto una clausola che la esoneri dal rimborso del prezzo del biglietto in caso di ritardo, qualora il ritardo sia dovuto a forza maggiore o a una delle cause elencate all’articolo 32, paragrafo 2, delle regole uniformi concernenti il contratto di trasporto internazionale per ferrovia dei viaggiatori e dei bagagli della convenzione relativa ai trasporti internazionali per ferrovia, del 9 maggio 1980, come modificata dal protocollo di Vilnius del 3 giugno 1999.

Si tratta di una forma di compensazione minima standardizzata e forfettaria che serve a ripagare il viaggiatore per il fatto che il contratto di trasporto non è stato adempiuto ( in caso di soppressione del treno) o è stato adempiuto non correttamente ( in caso di ritardo del treno).

A tale risarcimento si andrà poi ad aggiungere quello basato sulle regole uniformi per le quali si potrà richiedere un risarcimento del danno più specifico, ma in questo caso il vettore ferroviario potrà invocare le cause di forza maggiore in base alle Regole uniformi relative al contratto di trasporto internazionale ferroviario di persone (CIV – Appendice A alla Convenzione COTIF 1980-1999) prevedono all’art. 32 un risarcimento che tende a ripagare il disagio personale.

Si tratta così di due differenti piani di risarcimento:

1) il primo, basato sull’articolo 17 del regolamento (CE) n. 1371/2007 è previsto di importo minimo, standardizzato e forfettario per il solo fatto che il contratto non è stato eseguito o non è stato eseguito correttamente: quasi una sorta di sconto su un biglietto successivo. In questa ipotesi il vettore ferroviario non potrà invocare la forza maggiore;

2) il secondo è invece basato sul contenuto delle Regole uniformi relative al contratto di trasporto internazionale ferroviario di persone (CIV – Appendice A alla Convenzione COTIF 1980-1999) per ripagare il viaggiatore dal disagio personale ( si pensi a spese di pernottamenti o ristoranti impreviste e dovute ai ritardi o alla soppressione dei treni). In questa ipotesi il vettore potrà invocare le cause di forza maggiore.

Sentenza C509/11 del 26/09/2013 Corte di Giustizia Europea

 

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Il Contratto Turistico di Locazione.

Il contratto di locazione turistica è una figura contrattuale nata per disciplinare le locazioni che privatamente vengono fatte ad uso turistico (si pensi a chi affitta ad uso turistico per limitati periodi la propria abitazione) .

Per questo tipo di contratto sussiste l’obbligo di registrazione unicamente se la locazione supera i giorni 30 di durata.

Disciplinato dagli art. 1571 e cc del codice civile, questa tipologia contrattuale non è però sottoposta ad alcuni obblighi come il versamento della caparra o il versamento del deposito cauzionale. Nel caso però il deposito cauzionale venga versato per accordo tra le parti, il proprietario non potrà mai rivalersi su tale deposito per danni apportati al suo immobile.

La somma pattuita per la locazione va pagata interamente alla fine della stessa.

Il contratto deve contenere: i) le generalità delle parti; ii) l’indicazione specifica del bene tramite il riferimento dei dati catastali; iii) l’indicazione  del canone di locazione, di eventuali caparre o cauzioni e l’indicazione specifica di tutte le spese che vanno ad essere incluse o escluse dal canone di locazione ( gas, elettricità. costi di pulizia ecc. ); iv) l’indicazione di pertinenze come posti auto, ascensori, e l’indicazione di parti comuni (ad es. lavanderia condominiale, palestra o piscina condominiali); v) l’indicazione della consistenza dell’unità abitativa locata ( numero di stanze, numero di posti letto, numero di bagni, cucina); vi) l’inventario di arredi e corredi; vii) l’indicazione dei termini di consegna e riconsegna dell’unità abitativa.

Per gli aspetti fiscali del contratto di locazione turistica va detto che l’imposta di registro ( ove obbligatoria) è a carico di entrambe le parti nella misura del 50% ciascuna, mentre l’omessa registrazione ( nei casi in cui questa si renda obbligatoria) comporta a carico dei proprietari una sanzione di importo pari al 480% della tassa non versata regolarmente. Se si opta per la cedolare secca, tale scelta andrà dichiarata all’atto della registrazione del contratto.

 

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Pacchetto Turistico e Risarcimento del Danno

Quando dall’inadempimento o dalla inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico deriva un danno al consumatore tale danno può essere distinto in due diverse fattispecie: i) danno alla persona ( danno fisico) e danno diverso da quello alla persona ( danno diverso da quello fisico) .

– Danno Fisico: è risarcibile nei limiti delle convenzioni internazionali che disciplinano la materia, come rese esecutive  dalla legislazione italiana e cioè la convenzione di Varsavia del 12 ottobre 1929 sul trasporto aereo internazionale, resa esecutiva con legge 19 maggio 1932, n. 841,  la convenzione di Berna del 25 febbraio 1961 sul trasporto ferroviario, resa esecutiva con legge 2 marzo 1963 n. 806, e la convenzione di Bruxelles del 23 aprile 1970 (C.C.V.), resa esecutiva con legge 27 dicembre 1977, n. 1084, ll diritto al risarcimento del danno si prescrive in tre anni dalla data del rientro del viaggiatore nel luogo di partenza, salvo il termine di diciotto o dodici mesi per quanto attiene all’inadempimento di prestazioni di trasporto comprese nel pacchetto turistico per le quali si applica l’art. 2951 del codice civile;

– Danno diverso da quello fisico: le parti contraenti possono convenire in forma scritta, fatta salva in ogni caso l’applicazione dell’art. 1341, secondo comma, del codice civile, limitazioni al risarcimento del danno, diverso dal danno alla persona, derivante dall’inadempimento o dall’inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico. La limitazione di cui al comma 1 non può essere, a pena di nullità, comunque inferiore a quanto previsto dall’art. 13 della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio (C.C.V.), firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, resa esecutiva con legge 29 dicembre 1977, n. 1084.  In assenza di specifica pattuizione, il risarcimento del danno è ammesso nei limiti previsti dall’art. 13 della convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio (C.C.V.), firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970, resa esecutiva con legge 29 dicembre 1977, n. 1084 e dall’art. 1783 e seguenti del codice civile. Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in un anno dal rientro del viaggiatore nel luogo della partenza.

L’organizzatore ed il venditore sono esonerati dalla responsabilità di cui agli articoli 15 e 16, quando la mancata o inesatta esecuzione del contratto è imputabile al consumatore o è dipesa dal fatto di un terzo a carattere imprevedibile o inevitabile, ovvero da un caso fortuito o di forza maggiore. 

L’organizzatore o il venditore apprestano con sollecitudine ogni rimedio utile al soccorso del consumatore al fine di consentirgli la prosecuzione del viaggio, salvo in ogni caso il diritto al risarcimento del danno nel caso in cui l’inesatto adempimento del contratto sia a questo ultimo imputabile. 

Overbooking in albergo: il Cliente ha diritto ad ottenere uguale sistemazione

Se il Cliente che ha concluso un contratto alberghiero ( tramite prenotazione o voucher) al suo arrivo nella struttura non trova posto per overbooking ( Overbooking: intenzionale accettazione da parte dell’albergatore di più prenotazioni oltre il numero di posti disponibili) ha diritto ad ottenere da parte dell’albergatore sistemazione in altra struttura di identica categoria e nella stessa zona di quella inizialmente prenotata.

Il contratto preliminare di prenotazione ha infatti natura obbligatoria e obbliga, appunto, le parti alla conclusione del contratto definitivo di accoglienza ed ospitalità. Perciò se una delle parti viene meno a tale obbligo, dà diritto all’altra parte di ottenere dal giudice una sentenza costitutiva che produce gli effetti del contratto non concluso .

 

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L’animazione è deludente ed i servizi turistici pubblicizzati pure? Il Tour Operator risponde dei danni anche se la “Tessera Club” si paga a parte.

L’offerta separata di servizi turistici aggiuntivi e legati alla sottoscrizione di una tessera club non salva il Tour Operator o l’Albergatore.

Se la spiaggia è sporca, l’animazione deludente o i servizi turistici pubblicizzati inadeguati, vi è responsabilità per danni nei confronti del Cliente.

Infatti se l’utente compra un pacchetto prefissato in una struttura ricettiva che pone a disposizione servizi turistici aggiuntivi legati al pagamento di una tessera club, questo non esime da responsabilità nei confronti del consumatore in quanto, sebbene pagati a parte, i servizi turistici rientrano comunque nell’idea di pacchetto turistico.

 

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